Trenitalia, digitalizzazione e biglietti online, roba da Medioevo

Trenitalia, why u suck so much?

Che l’Italia sia un paese tecnologicamente arretrato è un fatto abbastanza noto. L’infrastruttura della nostra rete Internet è tra le più antiquate di tutti i paesi occidentali, l’informatizzazione delle imprese e del settore pubblico è ancora lontana all’orizzonte e sembra che nessun governo o grande istituzione abbia intenzione di fare dei passi avanti decisivi. Il monopolio di fatto per il trasporto su ferrovia chiamato Trenitalia non fa eccezione.

Di storie che lamentano dello scarso servizio dell’azienda di trasporti ce ne sono un’infinità, una piccola ricerca su Google restituisce più risultati di quanto di possa stomacare. Mi focalizzarò quindi su un aspetto molto specifico del (dis)servizio, ovvero la digitalizzazione. Sono anni che il sito di Trenitalia è un colabrodo e cambia faccia più frequentemente di Michael Jackson quando era ancora tra noi. Si possono notare tre siti chiaramente distinti, con diverse interfacce e sistemi di login, rattoppati insieme con un pasticcio di codice che non voglio neanche iniziare a immaginare. Quando si prova a fare un acquisto online, la metà delle volte non funziona (errori sconosciuti, login persa in modo aleatorio, pagine spezzate o mezze vuote), e anche quando si riesce finalmente a completare un acquisto i problemi non sono finiti.

Nel 2012, nell’era degli smartphone, tablet e device elettronici ubiqui, si pensa che una persona onesta possa acquistare un biglietto e mostrare la ricevuta in PDF dell’acquisto, senza dover sprecare ogni volta un foglio di carta e stampare il tutto. Invece no.

Nonostante i termini e le condizioni di utilizzo dicano espressamente “Travellers unable to show a printed Receipt or a valid identification document are considered as not having any ticket and will be fined as per current regulations”, mostrare il PDF dal proprio smartphone o tablet per i biglietti dei treni regionali non è sufficiente. Anzi, usando le parole di un controllore che mi ha importunato e fatto girare i cinque minuti: “Non vale niente, è come se non l’avesse comprato.” Quando gli ho fatto notare che il motivo per cui si richiede di stampare il biglietto è di verificarne la validità, poco importa la forma, ciò che conta è il contenuto.

Invece no, come sempre, in Italia, la forma è tutto e il contenuto è irrilevante, inutile. Bene, persone ragionevoli che sanno usare la testa possono verificare che il biglietto è valido, basta guardare lo schermo, no? No. Il simpatico e zelante rappresentante delle ferrovie dello stato ha allontanato il mio iPhone come se fosse un misterioso oggetto che poteva infettarlo con qualche malattia strana, sostenendo che non volevo neanche vederlo, e che questa volta “me la faceva passare”.

Ecco, penso che questa semplice frase racchiuda tutto ciò che non va in nel nostro paese. Possibile che non siamo in grado di fare valutazioni di merito nelle circostanze e ci appelliamo sempre alla parola, alla virgola, alla regola o legge che spesso è senza senso? Possibile che dobbiamo sempre avere questo senso nascosto di colpa, anche quando non siamo colpevoli? Possibile che dobbiamo sempre rendere la vita difficile a chi rispetta le regole e fa le cose con buon senso?

Lasciando stare il fatto che la figura stessa del controllore è obsoleta, esiste solo a causa di un cattivo design delle stazioni ferroviarie e potrebbe essere facilmente automatizzata, alleviando una scomodità ai viaggiatore e risparmiando molto soldi; il nostro Azzeccagarbugli ha infine aggiunto: “Una persona intelligente e di buon senso avrebbe letto bene le regole e avrebbe stampato il biglietto”. A questo punto ero alquanto infastidito, così sono andato a ricontrollare le parole precise nella ricevuta del biglietto.

“Travellers unable to show a printed Receipt or a valid identification document”. Aspetta un attimo. “O” un documento di identificazione? A meno che la lingua non abbia cambiato significato la scorsa notte, questo significa che o uno, o l’altro, o entrambi soddisfano la condizione. Bene, visto che vogliamo fare i precisini, non solo Trenitalia e i suoi controllori sono ottusi, maleducati e tecnologicamente arretrati, ma a quanto pare non riescono nemmeno nell’obiettivo di giocare con le parole a loro vantaggio.

Certo, nel mare di corruzione e schifo dilagante, questa sembra una goccia nell’oceano, irrilevante. Ma la vita è fatta di tante piccole cose, e mi immagino quanto sia invogliato uno straniero che viene in Italia a restarci dopo: aver comprato un biglietto con estrema difficoltà su un sito vergognoso, che poi non viene riconosciuto e deve pagare doppiamente il biglietto più una multa di 50 euro.

Forse è anche per questo che la gente scappa da questo paese. Forse è per questo che mi sto per trasferire a San Francisco? Certamente non è solo per questo. Ma, come tutte le cose, conta.