Il viaggio, parte 3

Trovò una locanda dove poter riposare. Scese dalla macchina e si rese conto che non riusciva più a camminare agevolmente come una volta, tanto meno correre. Tutto quel tempo a cavallo e in macchina gli aveva atrofizzato le gambe. Senza scarpe gli facevano male i piedi mentre camminava, cocci di vetro e spine si infilzavano nella carne. Il vento freddo lo faceva rabbrividire, senza giacca la pioggia era fredda sulla pelle come il ghiaccio. Raggiungere la locanda fu un sollievo, era calda ed accogliente. Dopo qualche minuto che si trovava dentro, il ragazzo riacquistò il senso del tatto, i piedi trovarono un attimo di sollievo e le braccia non tremavano più. Notò una grande insegna in legno con una scritta scolpita in bassorilievo.

γνῶθι σεαυτόν

Gli si avvicinò una ragazza, sarà stata della sua età. Lo aiutò a sedersi, gli pulì le ferite e gli diede una coperta.

“I miei genitori gestiscono questa locanda. Da dove vieni? Cosa fai? E perché hai tutte queste ferite?”

“Sono mesi che viaggio cercando di raggiungere l'orizzonte.”

“L'orizzonte?”

“Proprio così. Sono partito molto tempo fa, e adesso sono rimasto senza nulla. Ho dovuto dare via le mie scarpe e la mia giacca per poter continuare il viaggio più velocemente, ma adesso anche la macchina si è rotta e non posso più proseguire.”

“Che storia! Io non ho mai cercato di rincorrere l'orizzonte, non so nemmeno se sia possibile farlo.”

“Comincio a pensare che abbia avuto ragione il vecchio, forse non ce la farò mai.”

“Il vecchio?” - chiese la ragazza, incuriosita.

“Sì, un vecchio che ho incontrato. Lascia perdere.”

“Adesso che farai?” - chiese con dolcezza mentre gli porgeva una scodella di minestra calda.

“Non lo so, non so nemmeno come fare a pagare il mio soggiorno qui.”

“Potresti fare qualche lavoretto, i miei dicono che c'è sempre bisogno di aiuto in cucina.”

“Sì, ma poi come farò a continuare? Ho già usato cento cavalli per mesi e non mi sono avvicinato all'orizzonte, di questo passo non ci arriverò mai.”

“I miei dicono che quando ho un problema, mi basta leggere l'insegna e potrò risolverlo.”

“Quella in legno? Cosa dice, non capisco.”

“È greco, sta per "Conosci te stesso".”

Non capì il significato di quelle parole, ma iniziò a lavorare per la famiglia della ragazza. Passarono i giorni, il giovane iniziò ad apprezzare la vita alla locanda, dimenticandosi del motivo per cui si era messo in viaggio. Passarono gli anni, due giovani diventarono adulti, si sposarono e continuarono il lavoro alla locanda, con gioia e passione. Dopo qualche anno i genitori della ragazza morirono di vecchiaia. I due sposi ebbero dei bambini e proseguirono l'attività dei genitori.