Il viaggio, parte 2

Dopo qualche giorno il ragazzo cominciò a sentirsi stanco, ma non voleva rinunciare assolutamente al suo obiettivo. Trovò una donna, che accudiva tre cavalli.

“Giovanotto, dove corri?” - disse lei.

“Sto inseguendo l'orizzonte.”

“E vorrai mica falo correndo?”

“Certo, come altrimenti?”

“Ma ti servirà un cavallo almeno.”

“Un cavallo?” - chiese stupito.

“Ma sicuro, come altrimenti?”

“E con un cavallo riuscirò a raggiungere l'orizzonte?”

“Certo” - disse la donna con un sorriso spezzato.

“Davvero?” - esclamò il ragazzo, tutto eccitato.

“Ma sicuro. Ti darò uno dei miei cavalli, ma devo avere qualcosa in cambio.”

“Ma io non possiedo nulla, a parte quello che indosso.”

“Dammi le tue scarpe, andranno benissimo.”

“E come farò a camminare?”

“A cosa ti servirà mai camminare, una volta che avrai un cavallo.”

“Giusto, non ci avevo pensato. Grazie mille.”

“Non c'è di che.” - rispose la donna sogghignando, mentre prendeva in mano le scarpe del ragazzo.

“Sono proprio delle belle scarpe.” - contemplò la donna, mentre si allontanava a piedi, stringendo in mano le briglie degli altri due puledri.

“Arrivederci allora” - disse il giovane, che si allontanò di gran carriera in sella al cavallo che aveva appena barattato. Il vento gli scompigliava i capelli, il cavallo correva agile e veloce.

“Whoa! Così raggiungerò l'orizzonte in un battibaleno!” - urlò al vento, colmo di euforia. Il cavallo correva veloce, molto più di quanto potesse fare lui a piedi. Continuò a cavalcare per giorni e giorni, ma l'orizzonte non sembrava avvicinarsi minimamente. Attraversava prati, fiumi, montagne, foreste, eppure l'orizzonte era sempre davanti a lui. Cavalcò così tanto che arrivò in una città. Il ragazzo non aveva mai visto una città. Non così grande. Iniziava ad essere stanco del viaggio, ma non voleva rinunciare proprio adesso.

Incontrò un giovane signore tutto ben vestito e pettinato, con alle spalle una schiera di automobili.

“Ragazzo, dove te ne vai?” - Gli chiese.

“Sto inseguendo l'orizzonte.” - rispose quello.

“A cavallo? Ragazzino, così con ce le farai mai, hai bisogno di più potenza.”

“Più potenza?”

“Sicuro. Cosa speri di fare con un misero cavallo? Potresti cavalcare per settimane, non ce la farai mai.”

“Infatti sto cavalcando da settimane, ma l'orizzonte, l'orizzonte sembra essere sempre più lontano.”

“Che ti avevo detto?” - disse il giovane uomo ridendo. - “Non si può rincorrere l'orizzonte con un ronzino. Guarda qui, questa macchina ha la potenza di cento cavalli.”

“Cento cavalli?”

“Cento cavalli.”

“Questo vuol dire che ci metterò cento volte di meno.”

“Come minino. I cavalli si ammalano, alla macchina basta dare un po' d'olio ed è come nuova.”

“Sarebbe bellissimo avere una macchina.”

“Se vuoi te la posso vendere.”

“Ma io non possiedo nulla, a parte quello che vedi.”

“Allora dammi il tuo cavallo e la tua giacca, io ti darò la macchina.”

“Il cavallo va bene, ma come farò senza giacca? Come farò a proteggermi dalle intemperie?”

“E a cosa ti servirà mai la giacca, quando hai un intero abitacolo coperto che ti proteggerà da vento e pioggia?”

“Caspita, hai ragione! Non ci avevo pensato. Grazie mille!”

“Di nulla, buona fortuna con il tuo viaggio.”

Ed in men che non si dica, il ragazzo aveva fatto rombare il motore della sua nuova macchina ed era partito alla rincorsa dell'orizzonte.

“Con questa macchina raggiungerò l'orizzonte di sicuro” - pensava, avendo riacquistato fiducia in se stesso dopo l'ultimo baratto.

L'automobile correva veloce, molto più del cavallo, ma l'orizzonte non si avvicinava. Il ragazzo continuò a percorrere la sua strada diritto senza sosta, per settimane e settimane, fino a che non si fermò ormai stremato.