Il viaggio

Pubblico un vecchio racconto che scrissi nel lontano 2006. A rileggerlo oggi, cinque anni dopo, mi sembra proprio che l'abbia scritto un'altra persona. È una sensazione davvero particolare, quantomeno affascinante. Spero vi piaccia. Buona lettura.

Il viaggio

Federico Pistono, 20 agosto 2006

Ringraziamenti

All’oceano, inesauribile fonte di ispirazione.

Il viaggio, parte 1

Un giorno, un ragazzo iniziò a correre, cercando di superare le linea dell'orizzonte. Fin da quando era bambino aveva visto quella linea e si era sempre chiesto cosa ci fosse dopo. Non solo, ma era anche molto curioso. Curioso di cosa ci fosse oltre e voleva superarla a tutti i costi.

“Se vedo una linea vuol dire che la posso calpestare, e se la raggiungo la posso anche oltrepassare.” - pensava, mentre correva verso l'orizzonte. Ma non importava quanto corresse, non riusciva mai a superare quella linea. A dire il vero non era mai nemmeno riuscito a raggiungerla!

Tuttavia non demorse. Continuò a correre verso quella linea che lui vedeva così nitida e chiara, senza mai fermarsi. Dopo un po' di tempo incontrò un signore che stava seduto sul ciglio della strada.

“Giovanotto, dove corri?” - chiese il vecchio.

“Sto inseguendo l'orizzonte.” - rispose il ragazzo.

“Sarà meglio che ti sbrighi, altrimenti scappa.”

“Come, scappa?” - disse il giovane stupito.

“Certo che scappa, non lo sapevi? L'orizzonte scappa di continuo.” - disse il vecchio arricciandosi la barba con la punta delle dita.

“Accidenti, allora non posso restare qui a parlare con lei, devo continuare a correre.” - rispose preoccupato di non riuscire a raggiungere la linea.

“Non sarà necessario, siediti qui che ti racconto come funziona.”

“Ma non mi aveva detto di sbrigarmi appena qualche istante fa? Altrimenti mi scappa!”

“Ah, questi giovani, sempre di fretta, non hanno mia tempo per la conoscenza.” - borbottò indignato il vecchio canuto.

Il ragazzo si sedette allora a fianco all'anziano signore, curioso di apprendere ciò che stava per insegnargli.

“Vedi giovanotto, l'orizzonte non si comporta sempre allo stesso modo.”

“Come ”non si comporta”? Non è mica una persona...” - il ragazzo si rese presto conto che aveva osato troppo, e aveva anche interrotto il signore nel mezzo del discorso.

“Se vuoi vedere più in la del tuo naso farai meglio ad imparare il valore del silenzio, iniziando con l'ascoltare.” - disse in tono grave e severo il vecchio. “Come stavo dicendo” - proseguì in tono più disteso, prendendosi il suo tempo - “L'orizzonte si comporta in modo diverso a seconda della situazione, come tutti. A prima vista sembra una linea fissa ed immobile.”

Lasciò passare qualche secondo di pausa, come per appurare che non sarebbe più stato interrotto dall'esuberanza del giovane, poi estrasse una pipa, la accese, formò un grande cerchio di fumo e continuò compiaciuto il suo racconto.

“Quando sei seduto in pace e quiete come lo siamo noi adesso, l'orizzonte si prende una pausa, si rilassa, esattamente come noi.” - fece un altro grande cerchio di fumo bianco, che andò ad attorniare il vecchio cerchio ormai evanescente.

“Quando invece sei di corsa e cerchi di raggiungerlo lui si sposta più in là, perché non si vuole far prendere.”

“Quindi scappa?” - chiese il ragazzo, sempre più incuriosito.

“Se necessario.” - disse con sicurezza il vecchio.

“Ma è possibile prenderlo?”

“Ah, tu pensi di poterlo acchiappare?”

“Non solo, lo voglio superare” - rispose il ragazzo battendosi il petto con la mano in gesto di sicurezza.

“Giovanotto, non riuscirai mai a superarlo. E ti dirò di più, non riuscirai nemmeno a raggiungerlo.”

“Invece ci riuscirò, correrò più veloce di lui e lo supererò.”

“La questione non è se tu riuscirai a correre più veloce, ma se conosci il motivo per cui lo rincorri.”

“Lo rincorro perché lo voglio superare.”

“Vedo che hai molta confusione in testa. Quello è il tuo fine, non il motivo.”

“Bah, non ti capisco. Mi sono stancato di tutti questi discorsi, io vado.”

“Fa come ti pare, te ne accorgerai quando ci rivedremo.”

E senza nemmeno salutare si mise le gambe in spalle e ricominciò la sua corsa, lasciandosi il vecchio alle spalle.

“Chi si crede di essere? Ce la farò e gliela farò vedere.” - pensò tra se e se mentre attraversava un fiumiciattolo di fianco a lui.

Il viaggio, parte 2

Dopo qualche giorno il ragazzo cominciò a sentirsi stanco, ma non voleva rinunciare assolutamente al suo obiettivo. Trovò una donna, che accudiva tre cavalli.

“Giovanotto, dove corri?” - disse lei.

“Sto inseguendo l'orizzonte.”

“E vorrai mica falo correndo?”

“Certo, come altrimenti?”

“Ma ti servirà un cavallo almeno.”

“Un cavallo?” - chiese stupito.

“Ma sicuro, come altrimenti?”

“E con un cavallo riuscirò a raggiungere l'orizzonte?”

“Certo” - disse la donna con un sorriso spezzato.

“Davvero?” - esclamò il ragazzo, tutto eccitato.

“Ma sicuro. Ti darò uno dei miei cavalli, ma devo avere qualcosa in cambio.”

“Ma io non possiedo nulla, a parte quello che indosso.”

“Dammi le tue scarpe, andranno benissimo.”

“E come farò a camminare?”

“A cosa ti servirà mai camminare, una volta che avrai un cavallo.”

“Giusto, non ci avevo pensato. Grazie mille.”

“Non c'è di che.” - rispose la donna sogghignando, mentre prendeva in mano le scarpe del ragazzo.

“Sono proprio delle belle scarpe.” - contemplò la donna, mentre si allontanava a piedi, stringendo in mano le briglie degli altri due puledri.

“Arrivederci allora” - disse il giovane, che si allontanò di gran carriera in sella al cavallo che aveva appena barattato. Il vento gli scompigliava i capelli, il cavallo correva agile e veloce.

“Whoa! Così raggiungerò l'orizzonte in un battibaleno!” - urlò al vento, colmo di euforia. Il cavallo correva veloce, molto più di quanto potesse fare lui a piedi. Continuò a cavalcare per giorni e giorni, ma l'orizzonte non sembrava avvicinarsi minimamente. Attraversava prati, fiumi, montagne, foreste, eppure l'orizzonte era sempre davanti a lui. Cavalcò così tanto che arrivò in una città. Il ragazzo non aveva mai visto una città. Non così grande. Iniziava ad essere stanco del viaggio, ma non voleva rinunciare proprio adesso.

Incontrò un giovane signore tutto ben vestito e pettinato, con alle spalle una schiera di automobili.

“Ragazzo, dove te ne vai?” - Gli chiese.

“Sto inseguendo l'orizzonte.” - rispose quello.

“A cavallo? Ragazzino, così con ce le farai mai, hai bisogno di più potenza.”

“Più potenza?”

“Sicuro. Cosa speri di fare con un misero cavallo? Potresti cavalcare per settimane, non ce la farai mai.”

“Infatti sto cavalcando da settimane, ma l'orizzonte, l'orizzonte sembra essere sempre più lontano.”

“Che ti avevo detto?” - disse il giovane uomo ridendo. - “Non si può rincorrere l'orizzonte con un ronzino. Guarda qui, questa macchina ha la potenza di cento cavalli.”

“Cento cavalli?”

“Cento cavalli.”

“Questo vuol dire che ci metterò cento volte di meno.”

“Come minino. I cavalli si ammalano, alla macchina basta dare un po' d'olio ed è come nuova.”

“Sarebbe bellissimo avere una macchina.”

“Se vuoi te la posso vendere.”

“Ma io non possiedo nulla, a parte quello che vedi.”

“Allora dammi il tuo cavallo e la tua giacca, io ti darò la macchina.”

“Il cavallo va bene, ma come farò senza giacca? Come farò a proteggermi dalle intemperie?”

“E a cosa ti servirà mai la giacca, quando hai un intero abitacolo coperto che ti proteggerà da vento e pioggia?”

“Caspita, hai ragione! Non ci avevo pensato. Grazie mille!”

“Di nulla, buona fortuna con il tuo viaggio.”

Ed in men che non si dica, il ragazzo aveva fatto rombare il motore della sua nuova macchina ed era partito alla rincorsa dell'orizzonte.

“Con questa macchina raggiungerò l'orizzonte di sicuro” - pensava, avendo riacquistato fiducia in se stesso dopo l'ultimo baratto.

L'automobile correva veloce, molto più del cavallo, ma l'orizzonte non si avvicinava. Il ragazzo continuò a percorrere la sua strada diritto senza sosta, per settimane e settimane, fino a che non si fermò ormai stremato.

Il viaggio, parte 3

Trovò una locanda dove poter riposare. Scese dalla macchina e si rese conto che non riusciva più a camminare agevolmente come una volta, tanto meno correre. Tutto quel tempo a cavallo e in macchina gli aveva atrofizzato le gambe. Senza scarpe gli facevano male i piedi mentre camminava, cocci di vetro e spine si infilzavano nella carne. Il vento freddo lo faceva rabbrividire, senza giacca la pioggia era fredda sulla pelle come il ghiaccio. Raggiungere la locanda fu un sollievo, era calda ed accogliente. Dopo qualche minuto che si trovava dentro, il ragazzo riacquistò il senso del tatto, i piedi trovarono un attimo di sollievo e le braccia non tremavano più. Notò una grande insegna in legno con una scritta scolpita in bassorilievo.

γνῶθι σεαυτόν

Gli si avvicinò una ragazza, sarà stata della sua età. Lo aiutò a sedersi, gli pulì le ferite e gli diede una coperta.

“I miei genitori gestiscono questa locanda. Da dove vieni? Cosa fai? E perché hai tutte queste ferite?”

“Sono mesi che viaggio cercando di raggiungere l'orizzonte.”

“L'orizzonte?”

“Proprio così. Sono partito molto tempo fa, e adesso sono rimasto senza nulla. Ho dovuto dare via le mie scarpe e la mia giacca per poter continuare il viaggio più velocemente, ma adesso anche la macchina si è rotta e non posso più proseguire.”

“Che storia! Io non ho mai cercato di rincorrere l'orizzonte, non so nemmeno se sia possibile farlo.”

“Comincio a pensare che abbia avuto ragione il vecchio, forse non ce la farò mai.”

“Il vecchio?” - chiese la ragazza, incuriosita.

“Sì, un vecchio che ho incontrato. Lascia perdere.”

“Adesso che farai?” - chiese con dolcezza mentre gli porgeva una scodella di minestra calda.

“Non lo so, non so nemmeno come fare a pagare il mio soggiorno qui.”

“Potresti fare qualche lavoretto, i miei dicono che c'è sempre bisogno di aiuto in cucina.”

“Sì, ma poi come farò a continuare? Ho già usato cento cavalli per mesi e non mi sono avvicinato all'orizzonte, di questo passo non ci arriverò mai.”

“I miei dicono che quando ho un problema, mi basta leggere l'insegna e potrò risolverlo.”

“Quella in legno? Cosa dice, non capisco.”

“È greco, sta per "Conosci te stesso".”

Non capì il significato di quelle parole, ma iniziò a lavorare per la famiglia della ragazza. Passarono i giorni, il giovane iniziò ad apprezzare la vita alla locanda, dimenticandosi del motivo per cui si era messo in viaggio. Passarono gli anni, due giovani diventarono adulti, si sposarono e continuarono il lavoro alla locanda, con gioia e passione. Dopo qualche anno i genitori della ragazza morirono di vecchiaia. I due sposi ebbero dei bambini e proseguirono l'attività dei genitori.

Il viaggio, fine

Il ragazzo, ormai diventato uomo, uscì con suo figlio in cerca di mele, e percorrendo un sentiero ebbe la sensazione di averlo già visto. Non sapeva spiegarselo, ma quella strada aveva decisamente qualcosa di familiare. Non fece in tempo a raccogliere la prima mela, che scorse una figura ancora più familiare, seduta sul ciglio della strada.

“Chi è quel signore, papà?” - chiese il il piccolo.

“È un signore che ho incontrato molto tempo fa, anche se non ricordo ancora quando, né il perché.”

“Certo hai la memoria corta.” - disse il vecchio, voltandosi verso l'uomo e suo figlio, con il viso avvolto in una coltre di fumo bianco. - “Eri in ricerca dell'orizzonte, volevi raggiungerlo.”

“È vero!” - esclamò finalmente l'uomo, che iniziava a ricordare.

“Anzi, se ricordo bene, volevi superarlo!”

“Hai ragione. Ma dimmi, vecchio, tu cosa ci fai qui, perché sei venuto a casa mia?”

“Ebbene io non mi sono mai mosso di qui.”

“Come?”

“Proprio così. Io sono rimasto qui per tantissimi anni.”

“Ma com'è possibile?”

“Hai fatto il giro del mondo, rincorrendo un orizzonte che continuava a spostarsi. L'hai rincorso talmente tanto che sei tornato al punto di partenza.”

“Quindi non avrei mai potuto raggiungerlo.”

“Ecco che salti come al solito a conclusione affrettate. Io ti dissi che non l'avresti mai raggiunto per farti ragionare sulla vita, per farti capire quello che io ho capito molto tempo fa.”

“Cosa intendi dire?”

“Io sono come te. Da giovane anch'io intrapresi questo pazzo viaggio alla ricerca della linea dell'orizzonte. Poi quando arrivai qui al punto di partenza capii.”

“Che cosa?”

“Che la risposta ce l'avevo fin dall'inizio. Era dentro di me.”

“Dentro di te?”

“Come nell'insegna della locanda.”

“Lo locanda? Sei stato nella locanda? Quando? Non ti ho mai visto da allora!”

“Giovanotto, sono molto più vecchio di quel che credi. Arrivai alla locanda ben prima che tu nascessi, e capii che l'orizzonte che cercavo non l'avrei mai raggiunto rincorrendo e scappando lasciandomi tutto alle spalle, ma l'avrei trovato proprio all'inizio del mio viaggio, dentro di me.”

“E io come farò a trovarlo?”

“Santo cielo, non l'hai ancora capito? Tu l'hai già trovato.” - disse solennemente il vecchio indicando con lo sguardo il bimbo, che si era nascosto dietro alle gambe del papà.

L'uomo rimase interdetto per un attimo, poi chiuse gli occhi e sorrise, in senso di approvazione.

“Hai trovato il tuo orizzonte, avevi solo bisogno che te lo mostrassi.”

L'uomo non seppe resistere e scoppiò a piangere di gioia, ora che aveva raggiunto tutti i suoi obiettivi non aveva più dubbi né rimpianti. Abbracciò il vecchio e lo salutò, tornando a casa da sua moglie e sua figlia, tenendo la mano del bimbo mentre il sole tramontava.

Epilogo

Che questo breve racconto possa far sognare e pensare, grandi e piccoli.